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Sicurezza a contratto: la fine dell’ombrello americano e l’era del mercantilismo strategico

Dimenticate l’idea romantica della difesa come valore universale. Il 2026 ha ufficialmente mandato in soffitta l’egemonia liberale per far posto a qualcosa di molto più cinico: una gestione della sicurezza che somiglia terribilmente a un abbonamento premium. Washington non si muove più per "senso del dovere", quello eroico globale o per vecchi trattati ingialliti, ma segue la bussola di un bilancio costi-benefici che non guarda in faccia a nessuno. Questa contrazione che osserviamo non è una fuga disordinata, ma una rinegoziazione eterodiretta e muscolare: un modo per dire che il rischio ora ha un prezzo di mercato, che sempre più orienta le scelte politiche nel campo della difesa e della sicurezza. Analizzando i dati e le informazioni riguardanti le nuove rotte logistiche, si assiste chiaramente alla ridefinizione della Geografia del potere che contestualmente frantuma quella precedente, favorendo l’impostazione dei nuovi scenari strategici. Gli Stati Uniti seguitano a voler...

Il baricentro del mondo si è spostato a Islamabad

Mentre in Europa e negli Stati Uniti continuiamo a leggere il conflitto tra Washington e Teheran con lenti vecchie di trent'anni, i media asiatici stanno scrivendo il necrologio di un’epoca. Nelle ultime 48 ore, tra le redazioni di Pechino, Mosca e Nuova Delhi, il messaggio è stato brutale: il tavolo negoziale in Pakistan non serve solo a fermare i missili, ma a ufficializzare il sorpasso dell’Eurasia. Per la stampa cinese, il caos nel Golfo è la prova provata che la forza bruta americana non è più un deterrente, ma un fattore di instabilità per l'economia globale. È un ribaltamento totale: mentre gli USA mostrano i muscoli sequestrando navi, la Cina e la Russia si muovono dietro le quinte di Islamabad come i nuovi garanti dell'ordine. Non è più una questione di chi ha più droni, ma di chi ha la credibilità per tenere aperte le rotte commerciali da cui dipende mezzo pianeta. La verità che traspare dai quotidiani giapponesi e indiani è ancora più cruda: il mondo non aspetta ...

Il franchising della proiezione di potenza: la gestione russa del dissenso nel Sud del mondo

L'analisi delle recenti evidenze circa le operazioni di pressione informativa condotte dalla Russia — come riportato anche da Linkiesta — descrive un'evoluzione cruciale: il passaggio da una propaganda centralizzata a una forma di "gestione delegata". La manovra non mira più al semplice convincimento, ma alla colonizzazione informativa dello spazio del dissenso, attraverso una rete di intermediari (o influencer) che operano in maniera sottile e "localmente" obbediente. L'infiltrazione e la "localizzazione" del messaggio costituiscono il cuore della strategia. Mosca non si limita a diffondere la notizia, ma la riproduce, "comprandola" socialmente tramite pagamenti mirati, che possono arrivare a 10.000 $ per singolo contenuto. Questo approccio sposta l'asse geopolitico del settore: l'obiettivo ultimo non è una "weaponized technology" (tecnologia militarizzata), ma una "weaponized information" (informazione mi...