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martedì 17 febbraio 2026

Il franchising della proiezione di potenza: la gestione russa del dissenso nel Sud del mondo

​L’analisi delle recenti evidenze riguardanti le operazioni di pressione informativa condotte dalla Russia, come riportato dall’inchiesta de Linkiesta, rivela un’evoluzione tattica fondamentale: il passaggio dalla propaganda centralizzata a un modello di "gestione delegata". La manovra non mira più a convincere, ma a colonizzare lo spazio del dissenso attraverso una rete di attori locali che agiscono come intermediari di influenza.

​La meccanica dell’infiltrazione territoriale

​Il cuore della strategia risiede nella "localizzazione" del messaggio. Reclutando operatori dell'informazione direttamente sul campo (giornalisti e influencer pagati fino  10000 dollari a contenuto), Mosca non si limita a diffondere una notizia, ma ne acquista la credibilità sociale. Il messaggio smette di essere percepito come un’ingerenza straniera e diventa una voce indigena. Questo approccio trasforma la geografia politica dell'informazione: i confini nazionali vengono superati non da attacchi hacker, ma da transazioni economiche minime che attivano nodi di comunicazione già esistenti e fidati.

​Il parassitismo delle fratture sociali

​Il successo di questa operazione dipende dalla capacità di agganciarsi a dinamiche preesistenti. Invece di esportare un’ideologia russa, la strategia si adatta alle ferite storiche e alle aspirazioni di sovranità del Sud Globale. In Africa o in America Latina, il supporto all’invasione dell’Ucraina viene riformulato come un atto di resistenza contro il neocolonialismo o le imposizioni economiche del Nord globale. Si tratta di un uso strumentale dei sistemi di valori locali: la Russia non guida il sentimento popolare, lo "abita" per orientarlo contro i propri avversari geopolitici.

​Conclusioni per l'analisi del potere

​Questo modello di business della disinformazione suggerisce che il controllo dei territori passi oggi attraverso il controllo dei loro sistemi simbolici. Se la percezione della realtà può essere delegata a intermediari locali per cifre irrisorie, il confronto tra potenze non riguarda più solo le risorse materiali, ma la capacità di gestire le frustrazioni sociali altrui. In ultima analisi, la Russia ha compreso che per neutralizzare l’influenza occidentale non serve vincere un dibattito globale, basta saturare le conversazioni locali con una versione dei fatti che sia, al tempo stesso, economica e culturalmente risonante.