L'analisi delle recenti evidenze circa le operazioni di pressione informativa condotte dalla Russia — come riportato anche da Linkiesta — descrive un'evoluzione cruciale: il passaggio da una propaganda centralizzata a una forma di "gestione delegata". La manovra non mira più al semplice convincimento, ma alla colonizzazione informativa dello spazio del dissenso, attraverso una rete di intermediari (o influencer) che operano in maniera sottile e "localmente" obbediente.
L'infiltrazione e la "localizzazione" del messaggio costituiscono il cuore della strategia. Mosca non si limita a diffondere la notizia, ma la riproduce, "comprandola" socialmente tramite pagamenti mirati, che possono arrivare a 10.000 $ per singolo contenuto. Questo approccio sposta l'asse geopolitico del settore: l'obiettivo ultimo non è una "weaponized technology" (tecnologia militarizzata), ma una "weaponized information" (informazione militarizzata).
L'efficacia di questa "trasversalità informativa" risiede nella capacità di copiare e adattare la strategia russa al sovranismo del Sud del mondo. Qui, una rete di sostenitori della sovranità nazionale diffonde capillarmente il messaggio a livello sociale, con particolare successo in Africa e in America Latina.
Fonte
Linkiesta
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